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Fringe benefit: guida 2026 per le aziende italiane

Data ultimo aggiornamento 15 mag 2026

Tempo di lettura: 16 minuti
Homem realiza exercício com kettlebell em uma academia, segurando o peso à frente do corpo com os dois braços, enquanto outras pessoas treinam ao fundo.

I fringe benefit sono oggi uno degli strumenti più efficaci a disposizione delle aziende italiane per rendere il pacchetto retributivo più attrattivo, migliorare il benessere delle persone e rafforzare la capacità di trattenere e motivare i talenti. In un mercato del lavoro sempre più competitivo, non basta più offrire solo uno stipendio competitivo: dipendenti e candidati cercano soluzioni concrete che migliorino la qualità della vita, aiutino a sostenere le spese quotidiane e rendano l’esperienza lavorativa più completa. 

Ma cosa sono esattamente i fringe benefit? Come funzionano in Italia nel 2026? E quali regole fiscali devono rispettare le aziende per utilizzarli in modo corretto? In questa guida approfondiremo tutto ciò che le imprese devono sapere sui fringe benefit, dalla definizione agli esempi più diffusi, dalle soglie di esenzione previste dalla normativa italiana ai vantaggi per dipendenti e datori di lavoro. 

Nel 2026, infatti, i fringe benefit non sono più soltanto un “extra” retributivo: possono diventare una leva concreta per sostenere il potere d’acquisto dei dipendenti, migliorare l’employer branding e rendere l’azienda più competitiva nel mercato del lavoro italiano.

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Fringe benefit cosa sono?

I fringe benefit sono benefit aggiuntivi allo stipendio che un’azienda offre ai dipendenti sotto forma di beni, servizi o rimborsi. Si tratta di benefici non monetari, chiamati anche retribuzione in natura o “benefici indiretti”, concessi dal datore di lavoro per aumentare il valore complessivo del pacchetto retributivo e migliorare il benessere dei lavoratori.

Tra gli esempi più comuni di fringe benefit rientrano buoni pasto, buoni acquisto, auto aziendale, smartphone, PC, polizze assicurative, abbonamenti per il trasporto, palestra, formazione, alloggio aziendale e rimborsi per utenze domestiche, affitto o mutuo della prima casa.

Dal punto di vista pratico, è l’azienda a stabilire quali fringe benefit offrire, a chi destinarli e con quali modalità. Possono essere concessi a tutti i dipendenti, a specifiche categorie di lavoratori o in base a politiche aziendali interne. 

Per gestirli correttamente, è importante definire regole chiare, documentare i benefit erogati e monitorarne il valore durante l’anno, anche tramite piattaforme digitali di welfare aziendale.

I fringe benefit sono utili sia per i dipendenti sia per le aziende: aiutano a migliorare la soddisfazione, sostenere il work-life balance, attrarre e fidelizzare i talenti e rendere l’offerta aziendale più competitiva. Inoltre, entro determinate soglie previste dalla normativa, possono offrire vantaggi fiscali, perché non concorrono alla formazione del reddito imponibile del lavoratore e, in molti casi, sono deducibili per il datore di lavoro.

Cosa dice la normativa sui fringe benefit?

In Italia, la normativa sui fringe benefit è disciplinata principalmente dall’articolo 51 del TUIR, che definisce le regole per stabilire quando beni, servizi e compensi in natura concessi dal datore di lavoro rientrano nel reddito da lavoro dipendente. In linea generale, i fringe benefit fanno parte della retribuzione, ma possono beneficiare di un trattamento fiscale agevolato se il loro valore complessivo resta entro le soglie di esenzione previste dalla legge.

In attesa di eventuali novità normative per il 2026, per il triennio 2025-2027, la Legge di Bilancio 2025 ha confermato l’aumento dei limiti di esenzione fiscale: fino a 1.000 euro annui per la generalità dei dipendenti e fino a 2.000 euro annui per i lavoratori con figli fiscalmente a carico. Entro questi importi possono rientrare diversi beni e servizi aziendali, come buoni acquisto, auto aziendale, dispositivi elettronici o altri vantaggi in natura, ma anche alcune forme di rimborso legate alla vita quotidiana del lavoratore.

In particolare, la normativa consente di includere nelle soglie agevolate anche i rimborsi per utenze domestiche, affitto della prima casa e interessi sul mutuo della prima casa. Questo rende i fringe benefit uno strumento particolarmente rilevante per sostenere il potere d’acquisto dei dipendenti e, allo stesso tempo, per offrire alle aziende una leva retributiva più efficiente rispetto ad altre forme di compenso.

Un aspetto importante riguarda il superamento delle soglie: se il valore totale dei fringe benefit concessi durante l’anno supera il limite previsto, l’intero importo diventa imponibile, non solo la parte eccedente. Di conseguenza, il valore dei benefit concorre alla formazione del reddito del dipendente ed è soggetto a tassazione e contribuzione secondo le regole ordinarie.

Per applicare correttamente la normativa sui fringe benefit, le aziende devono quindi prestare attenzione a tre elementi fondamentali:

  • calcolo del valore dei benefit erogati, considerando tutti i beni, servizi e rimborsi concessi nell’anno;
  • verifica delle soglie individuali, soprattutto in presenza di dipendenti con figli fiscalmente a carico;
  • raccolta e conservazione della documentazione, necessaria per dimostrare la corretta gestione fiscale e amministrativa dei benefit.

La legge permette alle aziende di offrire fringe benefit con un trattamento fiscale vantaggioso, ma richiede una gestione accurata. Monitorare gli importi, aggiornarsi sulle soglie in vigore e integrare correttamente i benefit nei processi payroll è essenziale per evitare errori fiscali e garantire che il vantaggio sia reale sia per il dipendente sia per il datore di lavoro.

Esempi di fringe benefit più diffusi nel 2026

Nel 2026, i fringe benefit più apprezzati dai dipendenti sono quelli che offrono un supporto concreto alla vita quotidiana, aumentano il valore della retribuzione e rispondono a esigenze sempre più sentite, come mobilità, casa, salute, tecnologia e benessere. 

Tra gli esempi di fringe benefit più comuni nel 2026 rientrano:

  • Buoni acquisto, gift card e voucher aziendali: tra i benefit più flessibili perché permettono ai dipendenti di scegliere come utilizzarli, ad esempio per spesa, carburante, elettronica, abbigliamento, viaggi, sport o tempo libero.
  • Auto aziendale ad uso promiscuo: utilizzabile sia per lavoro sia per esigenze personali, con regole fiscali specifiche per il calcolo del valore imponibile.
  • Smartphone, tablet e PC aziendali: particolarmente utili per chi lavora in modalità ibrida, da remoto o in mobilità.
  • Polizze sanitarie e assicurazioni integrative: pensate per offrire una maggiore protezione al dipendente e, in alcuni casi, anche alla sua famiglia.
  • Rimborsi per utenze domestiche: come luce, gas e acqua, molto rilevanti in un contesto in cui il costo della vita incide sul potere d’acquisto dei lavoratori.
  • Rimborsi per affitto o interessi sul mutuo della prima casa: confermati anche per il 2026 all’interno delle soglie di esenzione previste per i fringe benefit.
  • Buoni carburante e abbonamenti per il trasporto: utili per sostenere le spese di mobilità quotidiana e gli spostamenti casa-lavoro.
  • Alloggio aziendale o fabbricati concessi in uso: una soluzione particolarmente utile per dipendenti trasferiti, neoassunti o professionisti che lavorano lontano dalla propria residenza.
  • Prestiti aziendali agevolati: che rientrano tra le forme di fringe benefit con una disciplina fiscale specifica.
  • Palestre, corsi e servizi per il benessere: sempre più usati dalle aziende per sostenere salute, equilibrio vita-lavoro e motivazione dei dipendenti.

Nel complesso, i fringe benefit più popolari nel 2026 sono quelli personalizzabili, facili da utilizzare e vicini ai bisogni reali dei lavoratori. 

Per questo, molte aziende scelgono di integrarli in un piano di welfare aziendale più ampio, così da migliorare la soddisfazione dei dipendenti, rafforzare l’employer branding, aumentare la retention e ottimizzare il costo del lavoro.

Vantaggi dei fringe benefit per i dipendenti

Per i dipendenti, i fringe benefit rappresentano un modo concreto per migliorare la qualità della vita lavorativa e personale, perché rendono il pacchetto retributivo più utile, flessibile e vicino ai bisogni quotidiani. Il vantaggio principale non è solo economico: questi benefit aiutano le persone a sentirsi più supportate dall’azienda e a percepire un maggiore equilibrio tra lavoro, famiglia e tempo libero.

Un aspetto importante è la possibilità di accedere a soluzioni che rispondono a esigenze diverse: dalla mobilità alla salute, dalla gestione delle spese familiari al benessere personale. Questo rende i fringe benefit particolarmente apprezzati perché non seguono una logica unica per tutti, ma possono adattarsi meglio alle priorità di ciascun lavoratore.

Dal punto di vista fiscale, i fringe benefit possono inoltre aumentare il potere d’acquisto del dipendente quando rientrano nelle soglie di esenzione previste dalla normativa. In questi casi, il lavoratore riceve un valore aggiuntivo senza che questo pesi sul reddito imponibile, ottenendo quindi un beneficio più conveniente rispetto ad altre forme di compenso.

Infine, i fringe benefit contribuiscono a rafforzare motivazione, soddisfazione e senso di appartenenza. Quando l’azienda investe in strumenti che migliorano concretamente l’esperienza dei dipendenti, comunica attenzione, cura e riconoscimento: elementi fondamentali per costruire un rapporto di fiducia più solido e duraturo.

In sintesi, i principali vantaggi per i dipendenti sono:

  • Maggiore potere d’acquisto, grazie a beni, servizi o rimborsi che aumentano il valore complessivo della retribuzione.
  • Vantaggi fiscali, quando i fringe benefit rientrano nelle soglie di esenzione previste dalla normativa.
  • Più flessibilità, perché alcuni benefit possono essere scelti in base alle esigenze personali e familiari.
  • Supporto alle spese quotidiane, come mobilità, casa, salute o benessere.
  • Migliore equilibrio vita-lavoro, grazie a soluzioni che aiutano a gestire meglio tempo, famiglia e necessità personali.
  • Maggiore soddisfazione lavorativa, perché il dipendente percepisce più attenzione e riconoscimento da parte dell’azienda.
  • Senso di appartenenza più forte, favorito da un pacchetto retributivo che valorizza la persona oltre alla prestazione professionale.

Vantaggi dei fringe benefit per le aziende

Per le aziende, i fringe benefit non sono solo un costo accessorio, ma uno strumento strategico per costruire un’offerta retributiva più competitiva, sostenibile e allineata alle esigenze del mercato del lavoro. Se progettati e gestiti correttamente, permettono di rafforzare la proposta di valore aziendale senza ricorrere necessariamente ad aumenti strutturali dello stipendio lordo. Questo li rende particolarmente utili sia per le grandi imprese sia per le PMI che vogliono ottimizzare le politiche retributive.

Dal punto di vista organizzativo, i fringe benefit aiutano l’azienda a differenziarsi come datore di lavoro. In un mercato competitivo, un pacchetto di benefit ben strutturato può rendere l’offerta più interessante per candidati qualificati, rafforzare l’employer branding e migliorare la percezione dell’azienda come luogo attento alle persone. Questo è particolarmente importante nei processi di recruiting, dove la retribuzione non è più l’unico elemento valutato dai professionisti.

Un altro vantaggio rilevante riguarda la fidelizzazione dei dipendenti. Offrire benefit utili e coerenti con i bisogni reali dei lavoratori può contribuire a ridurre il turnover, limitando i costi legati a selezione, inserimento e formazione di nuove risorse. In questo senso, i fringe benefit diventano una leva di retention: aiutano a mantenere le persone motivate, coinvolte e più propense a restare in azienda nel tempo.

I fringe benefit possono inoltre contribuire a migliorare clima aziendale, produttività e relazioni interne. Quando i benefit sono percepiti come utili e ben comunicati, rafforzano il rapporto di fiducia tra azienda e dipendenti, aumentano il senso di riconoscimento e favoriscono un ambiente di lavoro più positivo. Per le PMI, in particolare, possono diventare un modo concreto per valorizzare il merito e consolidare il legame tra titolare, management e collaboratori.

Dal punto di vista economico e fiscale, i fringe benefit permettono all’azienda di ottimizzare il costo del lavoro. Entro le soglie previste dalla normativa, possono offrire un valore percepito elevato per il dipendente con un impatto più efficiente rispetto ad altre forme di compenso. Inoltre, in molti casi rappresentano un costo deducibile dal reddito d’impresa, nel rispetto dei limiti e delle condizioni previste dalla legge. Proprio per questo, è importante monitorare con attenzione i valori erogati, la documentazione e la corretta gestione in payroll.

In sintesi, i principali vantaggi per le aziende sono:

  • Maggiore attrattività sul mercato del lavoro, grazie a un pacchetto retributivo più competitivo.
  • Employer branding più forte, perché l’azienda comunica attenzione concreta verso le persone.
  • Riduzione del turnover, con minori costi legati a recruiting, onboarding e formazione.
  • Migliore clima aziendale, grazie a benefit percepiti come utili e coerenti.
  • Aumento di motivazione e produttività, soprattutto quando i benefit sono collegati a bisogni reali.
  • Ottimizzazione del costo del lavoro, rispetto ad alcune forme di compenso monetario diretto.
  • Possibili vantaggi fiscali e deducibilità, se i fringe benefit sono gestiti nel rispetto della normativa.
  • Maggiore flessibilità nelle politiche retributive, perché l’azienda può modulare i benefit in base a categorie di lavoratori, obiettivi interni o priorità organizzative.

Inoltre, vi consigliamo di leggere: Wellbeing aziendale:7 vantaggi per la tua azienda e 30+ esempi pratici


I fringe benefit sono un costo per l’azienda?

I fringe benefit hanno un impatto sui costi aziendali, ma non dovrebbero essere considerati solo come una spesa aggiuntiva. Se gestiti correttamente, possono diventare uno strumento efficiente per aumentare il valore del pacchetto retributivo, spesso in alternativa ad aumenti lordi, premi monetari o rimborsi spese tradizionali.

Il loro costo reale dipende da diversi fattori, tra cui la tipologia di benefit erogati, le soglie di esenzione fiscale, la composizione della popolazione aziendale, la presenza di dipendenti con figli fiscalmente a carico e gli eventuali costi di gestione, come piattaforme digitali o servizi amministrativi dedicati. Per questo, prima di introdurli, è importante valutarli non solo in termini di spesa, ma anche di efficienza, ritorno sull’investimento e valore percepito dai dipendenti.

In generale, le aziende possono scegliere tra tre principali modalità di erogazione:

  • Fringe benefit “puri”: possono essere riconosciuti anche senza un accordo di secondo livello. Sono una soluzione semplice e flessibile per offrire beni, servizi o rimborsi entro i limiti fiscali previsti per il periodo 2025-2027, inclusi rimborsi per utenze domestiche, affitto e interessi sul mutuo della prima casa.
  • Premi di risultato detassati: richiedono un contratto collettivo aziendale o territoriale. In questo caso, la tassazione agevolata può rendere il premio più conveniente rispetto a un’erogazione ordinaria, ma servono requisiti specifici, come il rispetto dei limiti di reddito e degli obiettivi previsti dall’accordo.
  • Conversione del premio in welfare o benefit: permette al dipendente di trasformare il premio di risultato in servizi di welfare o fringe benefit, scegliendo le soluzioni più utili per le proprie esigenze. Anche questa modalità richiede una contrattazione di secondo livello, ma può aumentare il valore percepito del premio e migliorare l’efficienza fiscale dell’intervento.

Quindi, i fringe benefit sono un costo? Sì, ma possono essere un costo strategico e ottimizzato, soprattutto se confrontati con altre forme di compenso. La chiave è misurarne correttamente l’impatto: budget disponibile, soglie fiscali, costi amministrativi, utilizzo effettivo dei benefit e risultati ottenuti in termini di retention, engagement e competitività dell’offerta aziendale.

Per questo motivo, una gestione efficace richiede strumenti di controllo e monitoraggio, così da verificare se i fringe benefit generano reale valore per l’azienda e non solo un aumento delle spese.

Come avviare un programma di fringe benefit

Ora che hai capito quanto siano importanti i fringe benefit, è il momento di passare all’azione e creare un programma adatto alla tua azienda. Ecco alcuni passaggi per iniziare:

  • Ascolta le esigenze e le preferenze del tuo team: Inizia cercando di capire che cosa conta davvero per i tuoi dipendenti. Conduci un sondaggio o organizza focus group per chiedere quali tipi di benefit considerano più utili. Cercano vantaggi legati al benessere? Supporto per l’assistenza all’infanzia? Opportunità di sviluppo professionale? Raccogliere questi dati ti offre una visione chiara dei benefit che avranno il maggiore impatto.
  • Definisci budget e obiettivi: I fringe benefit sono un investimento, quindi è importante allineare le tue offerte al budget disponibile. Stabilisci quanto puoi destinare al programma e considera i tuoi obiettivi: migliorare la retention, aumentare l’engagement o potenziare il supporto al benessere. Un budget e obiettivi chiari aiutano a garantire che il programma sia efficace e finanziariamente sostenibile.
  • Crea un menu di benefit personalizzabile: Le soluzioni uguali per tutti non funzionano più. Offri una gamma di opzioni che permetta ai dipendenti di costruire un pacchetto in linea con il loro stile di vita e le loro esigenze. Per esempio, puoi proporre benefit come contributi per la salute, risorse per il benessere mentale, agevolazioni per il trasporto casa-lavoro o piani di risparmio pensionistico. Puoi anche includere alcune idee più originali, come sconti sui viaggi, supporto per il trasloco e rimborsi per l’home office.
  • Comunica in modo chiaro e frequente: Durante l’onboarding, assicurati che i nuovi dipendenti conoscano tutte le opzioni disponibili e offri aggiornamenti durante il periodo annuale di adesione ai benefit. Utilizza diversi canali di comunicazione, come email, presentazioni e forum interni aziendali, per spiegare i benefit e assicurarti che i dipendenti sappiano come accedervi.
  • Raccogli feedback e adatta il programma: Un programma di fringe benefit efficace deve essere flessibile. Dopo che il programma è attivo da un po’ di tempo, raccogli il feedback dei dipendenti tramite sondaggi o check-in informali. I dipendenti stanno usando i benefit? Ci sono altri vantaggi che vorrebbero vedere? Usa questi dati per perfezionare e ampliare la tua offerta e assicurarti che il programma resti rilevante man mano che le esigenze dei dipendenti evolvono.

Il wellness è più di un fringe benefit

I fringe benefit possono aiutarti a distinguerti, ma il wellness non dovrebbe essere solo un altro vantaggio nella lista. È una parte fondamentale di un ambiente di lavoro sano e ad alte prestazioni. Quando i dipendenti si sentono supportati nella propria salute, energia e vita quotidiana, sono più coinvolti, più resilienti e più propensi a rimanere in azienda.

Ecco perché un programma di wellbeing merita un ruolo centrale nella tua strategia di benefit. Con Wellhub, i dipendenti ottengono un accesso flessibile a fitness, nutrizione e supporto emotivo, in base alle loro esigenze. E i risultati si vedono: le aziende che offrono Wellhub registrano fino al 35% di risparmio sui costi sanitari e un turnover inferiore del 40%.

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Domande frequenti

Qual è la differenza tra fringe benefit e welfare aziendale?

La principale differenza tra fringe benefit e welfare aziendale (https://wellhub.com/it-it/blog/benefit-e-programmi-di-benessere/welfare-aziendale/) riguarda finalità, struttura e modalità di erogazione. 
 

I fringe benefit sono vantaggi specifici e spesso standardizzati, mentre il welfare aziendale è un ecosistema più flessibile, inclusivo e personalizzabile, orientato al benessere personale e professionale dei dipendenti.

Fringe benefit in busta paga: cosa sono?

I fringe benefit in busta paga sono beni, servizi o rimborsi concessi dall’azienda al dipendente e riportati nel cedolino perché fanno parte della retribuzione complessiva. Anche se non vengono sempre erogati come denaro, hanno un valore economico che deve essere tracciato correttamente ai fini fiscali, contributivi e amministrativi.

Nel cedolino, i fringe benefit possono comparire come voce figurativa o come importo collegato al valore del bene o servizio ricevuto. Questo permette all’azienda di monitorare il totale dei benefit riconosciuti durante l’anno e verificare se restano entro le soglie di esenzione previste dalla normativa. Quando il valore complessivo rimane nei limiti stabiliti, il fringe benefit non concorre alla formazione del reddito imponibile del lavoratore. Se invece la soglia viene superata, l’intero importo diventa tassabile e viene gestito in busta paga secondo le regole ordinarie.

La presenza dei fringe benefit in busta paga è quindi importante per garantire trasparenza, corretta gestione payroll e conformità normativa. Per il dipendente, il cedolino consente di vedere il valore dei vantaggi ricevuti; per l’azienda, rappresenta uno strumento essenziale per controllare importi, limiti fiscali, eventuali rimborsi e documentazione collegata.

Come funziona la tassazione dei fringe benefit?

La tassazione dei fringe benefit dipende dal valore complessivo dei beni, servizi o rimborsi concessi al dipendente durante l’anno. In base all’articolo 51 del TUIR, questi vantaggi non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente se restano entro le soglie di esenzione previste dalla legge. Per il triennio 2025-2027, i limiti sono pari a 1.000 euro annui per la generalità dei dipendenti e 2.000 euro annui per i lavoratori con figli fiscalmente a carico. 

Entro queste soglie possono rientrare benefit in natura, buoni acquisto, dispositivi aziendali e anche rimborsi per utenze domestiche, affitto dell’abitazione principale e interessi sul mutuo della prima casa.

Se il valore totale dei fringe benefit supera la soglia applicabile, l’intero importo diventa imponibile, non solo la parte eccedente, e viene quindi tassato secondo le regole ordinarie. Per questo motivo, le aziende devono monitorare con precisione i benefit erogati, verificare la situazione dei dipendenti, raccogliere la documentazione necessaria e gestire correttamente le voci in payroll e in busta paga. Una gestione accurata permette di evitare errori fiscali e di mantenere il vantaggio economico sia per il lavoratore sia per il datore di lavoro.


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Wellhub Editorial Team

Il team editoriale di Wellhub supporta i responsabili delle risorse umane nella promozione del benessere dei loro dipendenti. I nostri studi, le analisi delle tendenze e le guide utili forniscono loro gli strumenti necessari per migliorare il benessere dei lavoratori in un mondo professionale in rapida crescita.


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